La storia di santa Filippa

Filippa nacque alla fine del XII secolo a Petrella Salto nel Cicolano (Rieti). La famiglia dei conti Mareri, particolarmente devota, era la maggiore proprietaria terriera della regione, essendo il padre signore feudale nel castello di Mareri. Si dice che san Francesco d’Assisi sia stato ricevuto nella loro casa mentre predicava nella zona, ispirando Filippa a dedicare la vita alla povertà e a unirsi alle sofferenze di Cristo.

Dopo la morte dei suoi genitori, secondo le usanze del tempo, il fratello maggiore Tommaso prese le redini della famiglia, anche pensando di trovare a sua sorella un marito. Ma ella non si fece distrogliere dal suo intento, né dalle richieste dei pretendenti, né dalle pressioni, né dalle minacce del potente fratello Tommaso. Per evitare il matrimonio, Filippa si tagliò i capelli, indossò gli abiti più modesti e si tenne nascosta in un angolo della casa. Respinse un pretendente dicendo: «Ho già un coniuge, il più nobile e il più grande, Nostro Signore Gesù Cristo». Il fratello Tommaso fece di tutto per convincerla a cambiare idea. Di fronte all’oppressione, come santa Chiara, ella fuggì da casa con alcune compagne e si rifugiò in una grotta (la grotta di Santa Filippa) fino al 1228, quando il suo stile di vita austero, di penitenza e di unione con Dio, cambiarono il risentimento di Tommaso in ammirazione.

I suoi fratelli andarono a trovarla nella rientranza della montagna per chiederle perdono, decisero di aiutarla e le donarono il castello di loro proprietà con annessa la chiesa di San Pietro de Molito, oggi Borgo San Pietro. La Santa vi si trasferì con le sue seguaci e nella nuova dimora organizzò e diresse la vita claustrale secondo il programma tracciato da san Francesco per le Clarisse di San Damiano. Filippa Mareri è infatti la prima santa del secondo Ordine Francescano, quello delle Clarisse. All’interno del monastero fondato e diretto da santa Filippa non si faceva solamente attività spirituale: il lavoro era tenuto in grande considerazione unitamente al servizio dei poveri e all’apostolato.

Filippa Mareri non aveva eguali in zelo per la preghiera e nella mortificazione. Come san Francesco, teneva la povertà nella più alta stima. Esortava le sue sorelle di non avere la cura per il domani. Più di una volta, nei momenti di bisogno, la sua fiducia in Dio è stata premiata con l’aiuto miracoloso. Nel monastero venivano preparate medicine da distribuire gratuitamente ai malati. La santa, con il suo stile di vita modellato alla scuola del Poverello d’Assisi, fece rivivere alcune pagine del Vangelo in un mondo che le aveva dimenticate.

Le testimonianze riguardanti questo periodo della vita di Filippa Mareri sono tuttavia imprecise e presentano elementi sicuramente leggendari. San Francesco nominò come direttore spirituale del convento uno dei suoi discepoli, beato Ruggero da Todi; venne adottata una regola simile a quella di santa Chiara e Filippa Mareri divenne badessa.

Ella tuttavia non occupò a lungo questa carica: molto presto si ammalò gravemente e morì, circondata dalle consorelle e grandemente elogiata nell’orazione funebre da Ruggero da Todi. Dal suo letto di morte, Filippa salutò ed esortò i presenti a perseverare nei loro sforzi verso la perfezione, li invitò a rimanere uniti in un amore fraterno. Dopo aver ricevuto gli ultimi sacramenti dalle mani del Beato Ruggero, si rivolse alle sorelle con le parole dell’Apostolo: «La pace di Dio che sorpassa ogni intelligenza custodirà i vostri cuori e le menti in Cristo Gesù».

Nel momento della morte di santa Filippa, come racconta duecentesca Lezione delle ore, padre Tommaso da Civitella si trovava ad Assisi e pregava nella chiesa di San Francesco, quando «all’improvviso una gran luce rischiarò la notte ed illuminò a giorno la basilica. Mentre il religioso si domandava cosa fosse questa luce… con i sensi del corpo vide entrare, a porte chiuse, l’animo della Badessa defunta, come per visitare il Signore del suo maestro san Francesco».

La data della morte sembra essere tuttavia inesatta: mentre la nuova edizione del Martirologio Romano la fissa al 16 febbraio 1256, fonti antiche sostengono il 13 febbraio 1236; qui si propende per la data del 16 febbraio, ma intendendolo l’anno 1236. Il culto della beata venne confermato da papa Pio VII il 30 aprile 1806. Nonostante fosse ufficialmente indicata come “beata”, la devozione popolare e le sue suore le hanno sempre assegnato l’appellativo di santa. Il processo della conferma della canonizazzione ha tolto i dobbi riguardo quest’aspetto: Filippa Mareri è ufficialmente la prima santa francescana. Infatti, il titolo di santa compare per la prima volta in una Bolla di Innocenzo IV emanata nel 1247, quando erano trascorsi appena dieci anni dal suo transito.

La tomba di S. Filippa divenne presto meta di pellegrinaggi e si cominciarono a registrare grazie e favori celesti elargiti da Dio per intercessione della sua serva. Nel 1706 venne fatta la ricognizione delle sue spoglie mortali e venne ritrovato il suo cuore incorrotto, conservato oggi in un reliquiario di argento. Davanti alle insigne reliquie di Santa Baronessa del Cicolano, l’animo dei molti pellegrini avverte una emozione profonda, il cuore si muove ad una preghiera sincera.

(maggior parte del testo dal sito infovaticana.it; Autore: Gianni De Luca)